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Addio imbarazzo: arriva lo spray che allunga l’amore

Addio imbarazzo: arriva lo spray che allunga l’amore

10 Aprile 2018

Ne soffrono oltre 4 milioni di italiani: l’eiaculazione precoce è un disturbo diffuso e invalidante, fisicamente e psicologicamente.

Un freno anche per la salute e la solidità della coppia: secondo una recente ricerca, infatti, una relazione su 3 trova nell’eiaculazione precoce un grave motivo di insoddisfazione, mettendo a rischio passione e intimità.

Quando un’eiaculazione si definisce precoce? Se un rapporto sessuale di media durata si attesta intorno ai 6 minuti, una prestazione precoce è quella che, dalla penetrazione all’eiaculazione, non fa trascorrere nemmeno 2 minuti.

Contro l’eiaculazione precoce uno spray ritardante

Gli esperti in medicina e sessuologia hanno finalmente trovato un rimedio a questa fastidiosa patologia: si tratta di uno spray dalla formulazione specifica a base di lidocaina e prilocaina, due anestetici locali che in pochi minuti bloccano gli impulsi nervosi che giungono all’organo sessuale maschile.

Grazie alla formula unica, questo spray agisce in maniera molto mirata ed efficace, penetrando a fondo nei tessuti, fino a raggiungere in 5 minuti gli strati mucosi del glande.

Veloce e semplice da utilizzare. Con soli 3 spruzzi di prodotto, infatti, il piacere sessuale maschile viene “messo in pausa” e il rapporto intimo può continuare, per l’appagamento della partner e della coppia.

Questo spray, commercializzato sul mercato europeo da un’importante azienda farmaceutica italiana, è già disponibile all’acquisto.

Se soffri di eiaculazione precoce e vuoi dire addio a questa fastidiosa patologia, chiedi consiglio al tuo medico e lasciati consigliare: la felicità in camera da letto potrebbe essere vicina.

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

03 Aprile 2018

Secondo il Ministero della Salute la celiachia è in aumento: si parla di oltre 15 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, per un totale di quasi 200.000 italiani affetti da questa patologia.

E tanto altro, sempre secondo le indagini ministeriali, è ancora sommerso: sarebbero quasi mezzo milione, infatti, i connazionali che, inconsapevolmente, sono intolleranti al glutine e non lo sanno.

Ma quali sono i campanelli d’allarme che possono farci sospettare la presenza di celiachia?

Eccone 3 da non sottovalutare.

  1. Attenzione al gonfiore addominale

Il primo sintomo di questa patologia è proprio il ventre gonfio e dolorante: il glutine introdotto all’interno dell’organismo di un celiaco è tossico e danneggia i rivestimenti dell’intestino. Se compaiono sempre più frequenti anche i casi di diarrea, poi, il rischio di celiachia potrebbe essere concreto.

  1. Siete dimagriti?

Il calo di peso potrebbe essere un segnale di celiachia: la reazione avversa dell’organismo al glutine, infatti, impedisce al corpo di assorbire molti dei principali nutrienti provenienti dal cibo, causando dimagrimento e iponutrizione.

  1. Sempre stanchi?

Se vi sentite spesso spossati e senza energia, potrebbe trattarsi di intolleranza al glutine: la debolezza costante, infatti, è un sintomo da non sottovalutare. Colpa dell’infiammazione continua, dello scarso nutrimento e della fatica dell’intero organismo, provato dallo stress psicofisico della condizione allergica permanente.

Se hai dubbi o vuoi saperne di più, parlane con il tuo medico e monitora attivamente il tuo stato di salute: in farmacia trovi dei comodi test di autodiagnosi per verificare, in modo semplice e veloce, se sei intollerante al glutine.

Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

27 Marzo 2018

Vi sognereste mai di lavare qualsiasi oggetto o indumento con un liquido che non sia l’acqua?

Probabilmente no: l’acqua, infatti, è il solvente universale più potente e trasversale che c’è, ideale per purificare ed eliminare scorie e “sporco” da ogni superficie o materiale.

Una funzione che coinvolge anche il corpo: l’acqua che beviamo, infatti, oltre a produrre energia idroelettrica, favorisce l’eliminazione dei rifiuti e delle tossine accumulate dall’organismo.

Per questo è fondamentale che l’acqua sia quanto più pura e dinamica possibile.

La migliore? Quella alcalina, ovvero con un pH piuttosto elevato.

Un’acqua che consente anche di combattere i radicali liberi e di rallentare il naturale processo d’invecchiamento: un processo che inizia quando i bicarbonati nel sangue iniziano a calare ed il corpo, di conseguenza, fatica a neutralizzare gli acidi che rischiano di accumularsi come colesterolo, grasso o calcoli renali.

Dove trovare acqua potabile alcalina?

L’acqua potabile alcalina esiste in natura: la si trova direttamente alle sorgenti di montagna, dove sgorga libera e purissima.

Ma si può anche ricreare “artificialmente” in modo semplice ed economico.

Come?

Con un concentrato alcalinizzante, acquistabile in farmacia, che consente di elevare il pH dell’acqua potabile, portandolo al livello desiderato. Bastano poche gocce (solitamente 3 gocce per bicchiere d’acqua, ma questa dose può variare da prodotto a prodotto) per generare acqua alcalina con zinco e aiutare il corpo ad assimilare meglio i bicarbonati.

L’acqua alcalina, quindi, supporta il ringiovanimento cellulare, favorisce l’idratazione e aiuta l’eliminazione delle scorie.

Per saperne di più chiedi al tuo medico o al tuo farmacista: sapranno spiegarti nel dettaglio le regole alla base di questo fenomeno e consigliarti la migliore strada per il benessere.

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

20 Marzo 2018

Alzi la mano chi non ha mai avuto il singhiozzo: lo strano sintomo che si manifesta con il classico sobbalzo del torace può avere cause davvero differenti.

Tra le più comuni quelli a carico dell’apparato digerente, come il riflusso gastroesofageo o un riempimento eccessivo dello stomaco.

Di singhiozzo, infatti, soffrono spesso le persone che tendono a mangiare troppo e troppo velocemente o che ingurgitano tanta aria durante i pasti.

Durante il singhiozzo la contrazione ripetuta del diaframma provoca una chiusura repentina della glottide, che produce il tipico suono acuto “hic”.

Le motivazioni dietro al singhiozzo, tuttavia, possono essere anche più serie: soprattutto dietro ad episodi di singhiozzo cronico possono celarsi patologie importanti, come problemi vascolari, cerebrali o respiratori.

Quando il singhiozzo diventa preoccupante?

Il singhiozzo è un sintomo normalissimo e molto diffuso, tuttavia può diventare allarmante se non si risolve spontaneamente entro, al massimo, un paio di giorni consecutivi.

Un singhiozzo persistente dovrebbe far preoccupare: avvertite subito il medico per escludere patologie critiche con una radiografia toracica, un’ecografia addominale o una gastroscopia.

Come si elimina il singhiozzo?

Esistono tanti rimedi, spesso di originale popolare, per dire addio al singhiozzo. Acqua e zucchero, limone o aceto, piccoli sorsetti d’acqua sono soluzioni senza alcun fondamento scientifico.

Tra i rimedi professionali, invece, uno dei più conosciuti è la manovra di Valsalva che consiglia di deglutire tenendo stretto il naso con indice e pollice. Il motivo di questo gesto? Creare una differenza di pressione interna per ripristinare l’anomalia della contrazione diaframmatica.

In caso di singhiozzo insistente è possibile ricorrere a farmaci che agiscono sul sistema nervoso muscolare, rilassandolo. In questi casi, però, avvertite sempre il medico e seguite il consiglio del farmacista.

Catarro: perché cambia colore?

Catarro: perché cambia colore?

13 Marzo 2018

Le scorse settimane ci hanno regalato un freddo record e, in attesa della primavera, si sono impennate le patologie a carico del sistema respiratorio.

Tosse, raffreddore e mal di gola sono i malanni di stagione che, purtroppo, vanno ancora per la maggiore.

Nei casi più acuti, è possibile osservare del muco: una secrezione solitamente originata dal corpo in risposta ad un’infiammazione, se è liquida, o ad un’infezione delle vie respiratorie, se è vischiosa.

Il catarro, molto diffuso unitamente a mal di gola e raffreddore, può avere colori e consistenze diverse.

Conoscete le differenze?

Ecco una veloce guida per identificare il catarro e risalire alle cause.

I colori del catarro cosa significano?

Non tutte le secrezioni sono uguali né hanno la stessa origine. Scopriamo insieme perché il catarro ha diverse colorazioni e consistenze.

  • Il catarro bianco: indica una normale secrezione, spesso innocua, e piuttosto semplice da espellere.
  • Il catarro giallo: è spesso più denso di quello chiaro e riflette la presenza di un’infezione batterica. Il motivo del suo colore? La presenza di enzimi ferrosi contenuti dai globuli bianchi che combattono i batteri. La risposta del sistema immunitario, quindi, cambia la tonalità delle secrezioni.
  • Il catarro verde: di frequente ha anche un odore sgradevole e può rivelare un’infezione cronica.
  • Il catarro marrone: potrebbe indicare che all’interno delle secrezioni ci sono cellule di sangue. Spesso si tratta della rottura di vasi sanguigni, magari durante lo sforzo della tosse o degli starnuti, ma è sempre meglio non trascurare questo segnale e rivolgersi subito ad uno specialista.

In tutti i casi, non cadete nell’errore dell’autodiagnosi e consultate subito il medico: con il suo aiuto potrete risolvere in modo più sicuro, efficace e veloce l’accumulo di catarro.

Macchie scure sulle mani: i migliori trattamenti beauty

Macchie scure sulle mani: i migliori trattamenti beauty

17 Febbraio 2018

Avete notato la comparsa di antiestetiche macchie scure sulla pelle delle mani?

Può trattarsi del normale processo d’invecchiamento cutaneo o della reazione dell’epidermide all’assunzione di farmaci iper-pigmentanti.

O ancora, la nascita di macchie brune può essere ricondotta ad un’anomala distribuzione di melanina o ad una scorretta esposizione ai raggi del sole.

I raggi UV, infatti, stimolano la melanina e accentuano la comparsa di aloni scuri, insistendo specialmente sulle zone dove la pelle è più sottile: proprio come quella delle mani dei soggetti più maturi.

Come eliminare le macchie scure sulla pelle delle mani

I trattamenti per schiarire l’epidermide delle mani e riportare la pelle alla sua naturale luminosità sono numerosi.

Il più immediato e meno invasivo è quello di utilizzare delle specifiche creme schiarenti per uso topico: prodotti con formulazioni ad hoc che favoriscono la depigmentazione e aiutano l’epidermide a ritrovare un colorito omogeneo e sano.

Quali scegliere?

Alcuni trattamenti di bellezza specifici per eliminare le fastidiose macchie scure dalle mani agiscono attraverso sostanze attive – come l’acido azelaico o l’arbutina – che inibiscono la tirosinasi, l’enzima correlato con la sintesi della melanina.

Altri, invece, contengono ingredienti con un’efficace azione esfoliante, come la vitamina C o l’acido glicolico: due elementi che facilitano la rimozione dello strato più superficiale della pelle e che favoriscono il ricambio cellulare, stimolando la sintesi del collagene.

Come intensificare l’efficacia del trattamento topico?

Prima di iniziare l’applicazione di creme schiarenti, ricordate di eseguire un peeling chimico: un trattamento beauty che elimina le cellule morte, leviga le zone più scure e prepara la pelle a ricevere ed assorbire i prodotti cosmeceutici.

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

15 Febbraio 2018

L'Agenzia Italiana del Farmaco ha dato l’ok alla commercializzazione nel nostro Paese di un’innovazione terapeutica per curare gran parte dei casi di carcinoma mammario. Stiamo parlando del palbociclib, il primo farmaco della sua classe ad ottenere l’approvazione alla rimborsabilità, studiato per trattare il tumore al seno positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2).

Una svolta nella cura di una forma avanzata o metastatica della malattia che in Italia, ad oggi, si stima stia colpendo circa 30 mila donne.

Una patologia, che per la sua natura, è caratterizzata anche da un elevato tasso di diffusione, a partire dal seno, in altre zone del corpo: dalle ossa, ai polmoni, fino al cervello. Il tumore metastatico, infatti, colpisce i vasi sanguigni e linfatici, andando a raggiungere altri organi e tessuti, delocalizzando la malattia e sviluppando così nuovi focolai tumorali.

Con le cure attualmente a disposizione, stando ai dati odierni, raggiungere la guarigione è più difficile rispetto a quanto accade con altre forme tumorali non metastatiche. Ma ora, grazie a farmaci innovativi come il palbociclib, l’obiettivo è rendere il tumore metastatico al seno una malattia “in controllo”, con la quale le donne possono convivere a lungo, con una buona qualità della vita.

I risultati dei test pre-approvativi sembrano essere incoraggianti: gli studi eseguiti prima di dare il via libera alla commercializzazione del farmaco, infatti, hanno dimostrato che il palbociclib, somministrato in combinazione con una terapia endocrina, prolunga la vita delle pazienti, riducendo in modo significativo l’avanzare della malattia.
Emicrania: arriva un nuovo farmaco iniettivo preventivo

Emicrania: arriva un nuovo farmaco iniettivo preventivo

13 Febbraio 2018

Emicrania, una parola che mette i brividi. Soprattutto a chi ne soffre: l’emicrania sporadica o cronica, infatti, è una patologia davvero invalidante nella quotidianità.

Una malattia privativa, molto diffusa nel mondo: basti pensare che le stime parlano di oltre un miliardo di persone che ne soffrono. Un dato che colloca l’emicrania al terzo posto come diffusione della patologia e al sesto posto tra le malattie più invalidanti.

E non è tutto: al momento, infatti, in commercio esistono numerose soluzioni curative, ma pochissimi farmaci pensati per prevenirla e combatterla in anticipo.

Oggi, però, la rivoluzione nel trattamento dell’emicrania sembra essere vicina: l’agenzia europea per i medicinali (EMA) ha accettato la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio per il fremanezumab, un anticorpo in grado di prevenire l’emicrania.

Un farmaco semplice da utilizzare, il fremanezumab può essere somministrato per via iniettiva – a cadenza trimestrale o mensile – anche direttamente dal paziente che soffre della patologia.

Una vera svolta, quella che si prospetta grazie al fremanezumab: considerata la limitata disponibilità di opzioni terapeutiche preventive mirate verso i meccanismi biologici alla base dell’emicrania e tenendo conto del numero di persone che ne soffrono nel mondo, questo farmaco potrebbe diventare un alleato per il benessere per migliaia di individui.

I risultati del programma di sviluppo clinico del fremanezumab parlano chiaro: gli oltre 2 mila pazienti con emicrania episodica e cronica che sono stati sottoposti ai test di somministrazione del farmaco innovativo hanno ottenuto ottimi risultati.

Non solo: le controindicazioni più critiche riscontrare sono state l’indurimento o il leggero dolore nel punto di iniezione, il che conferma che il fremanezumab può essere utilizzato senza particolari effetti collaterali sulla quotidianità dei soggetti che ne faranno uso.

Chiedete supporto al vostro farmacista di fiducia: vi saprà consigliare al meglio nella battaglia contro l’emicrania.

Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

11 Febbraio 2018

È stato approvato da poco un farmaco innovativo, già disponibile in farmacia, per combattere la cheratite neurotrofica, una patologia degenerativa della cornea causata da un danno del nervo trigemino, che conduce a una perdita della sensibilità corneale e che, quindi, nel tempo può provocare la cecità. Il principio attivo che contraddistingue il collirio appena sbarcato sul mercato è il cenegermin, ideale per il trattamento della cheratite neurotrofica sia in forma moderata, come difetto epiteliale persistente, che critica, come nei casi di ulcera corneale.

Un farmaco innovativo, quello a base di cenegermin, che affonda le sue radici nel passato, grazie alla ricerca medica italiana. La proteina, infatti, fu scoperta addirittura scoperta da Rita Levi Montalcini, che ne verificò le sue capacità di sviluppo, mantenimento e sopravvivenza delle cellule nervose.

Ora, nella sua composizione in gocce oculari, il cenegermin ha l’obiettivo di aiutare i pazienti con cheratite neurotrofica, riparando i danni alla cornea grazie al ripristino dei normali processi di guarigione dell’occhio. Gli studi clinici, infatti, hanno dimostrato che, dopo solo 8 settimane di somministrazione del collirio, i pazienti hanno ottenuto una completa guarigione corneale in moltissimi casi.

Non solo: sono stati davvero ridotti anche gli effetti collaterali riscontrati durante i test pre-approvativi. Da un leggero dolore agli occhi, ad una lieve infiammazione oculare, fino ad aumento della lacrimazione, il collirio a base di cenegermin è stato in grado di contrastare la malattia rara e debilitante, come la cheratite neurotrofica, senza inficiare il generale stato di salute dei pazienti.

E non è tutto: gli esperti sono fiduciosi che l’innovativo meccanismo d’azione del cenegermin potrà in futuro essere applicato per la cura di altre patologie oculari gravi, come il glaucoma e la retinite.

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